CJASE COCÈL: LA MAGIA DEI RICORDI A FAGAGNA

Metti un giorno di pioggia, metti che vuoi uscire per il blog, metti che i posti che avevi in programma di vedere sono tutti all’aperto, tranne uno: Cjase Cocèl a Fagagna.

Oggi ti racconto come una domenica uggiosa e umida sia diventata una domenica di ricordi entusiasmanti.

il cortile di cjase cocél
Il cortile di Cjase Cocèl ti accoglie per iniziare la tua visita.

Pochi chilometri e sono arrivata.

Non ti nascondo che qualche giorno prima ero stata al Lago di Cornino e passando per Fagagna mi ero soffermata a fare qualche scatto sulla strada, proprio in quella occasione ho raccontato a mio marito quanto sarei voluta tornare a Cjase Cocèl.

Nel momento in cui l’ho detto mi sono ripromessa che sarei voluta tornare per visitarla, e così è stato pochi giorni dopo.

Cjase Cocèl è solo un Museo dedicato alla Vita Contadina?

Non lo è, o meglio, è un modo per vivere da vicino la vita tipica della campagna ma per me non è stato solo questo.

Entrando nella casa padronale e passeggiando nelle sue stanze ho lasciato viaggiare il mio sguardo sugli oggetti. Nel Museo c’è anche la ricostruzione di altri ambienti tipici dei paesi friulani, come la latteria, il mulino, il bar e tanto altro.

Quando si parla di musei normalmente pensi ad una classica visita istituzionale, dove puoi vedere qualcosa che riguarda la storia, o delle opere d’arte ad esempio, poi quando esci, non ti rimane più di tanto (a meno che non ci sia stato qualcosa che ti abbia colpito o catturato particolarmente).

A Cjase Cocèl non è stato così, sono stata assorbita da questa bellissima atmosfera, immobile ma carica di significato ed emozioni.

Il pozzo nel cortile di Cjase Cocèl
Un altro angolo del cortile: il pozzo di Cjase Cocèl è molto bello.

Emozioni e ricordi, il valore aggiunto di Cjase Cocèl.

La semplicità della vita che la Casa racconta, la semplicità dei ricordi d’infanzia che riaffiorano, ti catturano e colpiscono nel profondo.

Ogni ricordo, ogni nuova emozione mi ha accompagnato nel passaggio da stanza a stanza, e da ambiente ad ambiente, come delle guide invisibili.

L’elemento che più di tutti è stato protagonista e che ha reso speciale la mia domenica è stato l’odore.

Sono stati gli odori ad innescare la scintilla dei ricordi e sono loro che mi hanno permesso di lasciare libere le immagini che ricordavo del passato.

Qui ho sentito gli odori autentici, quelli che ho dimenticato nella vita di tutti i giorni.

È difficile descrivere gli odori solamente attraverso parole scritte su uno spazio bianco, ma voglio provarci ugualmente per farti capire quanto una visita a Cjase Cocèl possa dare un valore aggiunto alla tua vita quotidiana.

Cercherò di descrivere le immagini perché tu riesca a tradurle in sensazioni ed odori.

Il primo è stato l’odore del legno.

Quello che sentivo salendo le scale a casa di mia nonna, ogni scalino scricchiolante mi faceva pensare alle volte che sono salita sul granaio per mettere ad asciugare i panni assieme a lei.

L’odore della stalla, il secondo che mi ha colpito in particolar modo. Erano anni che non sentivo quell’odore intenso tipico della campagna (tieni presente che abito vicino ai campi eppure non ne avevo più memoria).

La latteria, fantastica. Anche per questo ambiente non so descrivere il reale odore.

So che è bastato vedere i bidoni del latte, le forme utilizzate per dare la sagoma tonda al formaggio e ho ricordato tutte le volte che sono stata nella latteria del mio paese.

Ricordo quanto buona era la ricotta fresca, oppure lo stracchino, così come “las strisciules” (non so se si scrive esattamente così) che mia nonna utilizzava nella ricetta del suo Frico rivisitato a sua maniera.

E ancora: l’ambiente della cantina in penombra con l’odore del vino e le botti, il banco degli attrezzi da lavoro con quell’odore tipico dei garage, del grasso per i motori, il mulino con le pannocchie e l’odore della macina e la bicicletta dell’arrotino che passava di casa in casa ad affilare coltelli e forbici.

Mestieri e tradizioni del passato che devono vivere nel presente.

La facciata di Cjase Cocèl
La facciata di Cjase Cocèl ha dei tratti caratteristici e la trovo molto bella per le foto.

La parte del cortile è stato un altro viaggio nei ricordi d’infanzia.

Il recinto con le galline, le mucche, un topolino, le gabbie dei conigli e la tettoia con le capre, i trattori a poca distanza e tutti gli attrezzi per il lavoro nei campi, un tuffo nel passato a me molto caro.

Poi ho ricordato quando accompagnavo la nonna a trovare la vicina di casa, per portarle il pane vecchio da dare agli animali. Io non vedevo l’ora perché significava passare del tempo all’aria aperta tra pettegolezzi e gli animali.

Mi sono resa conto che i ricordi che ho rivissuto a Cjase Cocèl sono tutti legati ai miei nonni.

Cjase Cocèl e il mulino con le pannocchie
La visita a Cjase Cocèl è stata l’occasione per ritrovare i miei ricordi e le radici delle mie origini friulane.

Sono loro che hanno tramandato la memoria della loro vita contadina, ed è proprio attraverso le loro storie che ho imparato e ritrovato l’ambientazione dei loro racconti a Fagagna.

Non so se è un luogo magico, la cosa di cui sono sicura è che per me lo è stato.

Camminando lungo le stanze si possono vedere gli oggetti di vita quotidiana inserita nel loro ambiente d’uso. Alcuni ricordo di averli visti anche a casa e altri so che sono ancora conservati in soffitta.

Per me gli oggetti non sono solo pezzi inanimati , ma sono pezzi di vita che portano con sé la loro storia e quella di chi li ha utilizzati.

Ammetto che quando la visita è finita sarei voluta tornare all’ingresso per ripeterla da capo.

Cjase Cocèl mi ha lasciato una vena di nostalgia per quel passato così diverso dal presente di oggi.

Durante la visita, davanti ai miei occhi non ho visto solo un museo ma ho guardato lo scorrere di immagini con una piccola me protagonista.

Dove non c’erano le immagini, c’erano le parole dei racconti del passato sussurrati all’orecchio dai miei nonni, ed è stato come averli ancora vicino.

Cjase Cocèl è un luogo educativo e molto piacevole.

Mi sono resa conto di quanto la vita che il museo testimonia non è poi così lontana, sono trentenne e quei ricordi sono ancora vividi.

Le radici friulane si trovano in questo passato e poterlo rivivere è importante, volgersi verso il passato per guardare al presente con più consapevolezza è uno dei miei valori e sono contenta di poterlo raccontare qui sul blog affinché anche tu possa riflettere, e perché no, ripetere la mia esperienza a Cjase Cocèl.

Il Museo è aperto con orario estivo la domenica pomeriggio dalle 15.30 alle 19.00, tutte le informazioni le trovi qui, sul sito internet ufficiale → http://www.museocjasecocel.it

Ti sei perso l’ultimo articolo sul Borgo di Ariis? Leggilo qui (http://www.viaggiaconyle.it/ariis-il-piccolo-borgo-tra-fantasia-e-realta/) e se hai piacere di vedere alcune delle mie foto sul Friuli Venezia Giulia puoi iscriverti:

Ti aspetto nei commenti,

Mandi

Ylenia

1 opinione riguardo a “CJASE COCÈL: LA MAGIA DEI RICORDI A FAGAGNA

  1. Anch’io, quando sento un odore, lo collego subito a qualche ricordo. Un profumo, un aroma che mi riconduce ad un viaggio fatto. L’olfatto per me è un senso molto molto importante. Forse più della vista e del palato. Mi ritrovo nelle tue parole.

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