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GEMONA: UNA PERLA INCASTONATA AI PIEDI DEI MONTI

Gemona: una perla incastonata ai piedi dei monti. Perchè l’ho definita così?

Gemona: una perla incastonata ai piedi dei monti. Vista dal colle del Castello.

Mi piace definirla così perchè un perla è qualcosa di prezioso ma contemporaneamente semplice ed elegante, ed è questa è l’idea che mi sono fatta dopo averla visitata!

Oggi ti porto a spasso qui, tra storia e rinascita.

Gemona sorge ai piedi del Monte Glemine e ha origini molto antiche, nasce con invasioni in Friuli dei popoli barbari e con l’arrivo dei romani. Il primo insediamento sorge tra il Monte Glemine (che possiamo vedere alle spalle della città) e il colle del Castello. Il periodo dove Gemona fu più in auge è intorno al 300′ , ma la sua storia seguente fu segnata dal declino, epidemie di peste e terremoti.

Dopo la grande epidemia di peste tra il 1575-1576, Gemona inizia la sua trasformazione e gli edifici medievali cambiano volto, subendo le influenze rinascimentali e barocche promosse dalle famiglie nobili che volevano una sua risurrezione.

Il 1976 fu un anno cruciale: un fortissimo terremoto rase al suolo completamente la Città; tuttavia grazie alla caparbietà del popolo Gemonese e Friulano fu ricostruita in tempi molto brevi.

Gemona oggi si sviluppa in altezza, le sue strade sono in salita e culminano proprio con il colle del Castello di Gemona, che sovrasta la cittadina. Il primo nucleo abitato è a valle per poi salire verso il centro città, con i suoi edifici storici a testimonianza dell’antica bellezza.

La mia impressione all’arrivo è stata diversa dal solito, un misto di tristezza e sorpresa.

Come mai due emozioni così contrastanti?

Tristezza… perchè la storia non è stata clemente con Gemona. Io stessa mi sono immedesimata nelle persone che vi abitavano al momento del terremoto e credimi, un brivido mi ha percorso la schiena, soprattutto guardando le foto che si trovano ai lati della via principale le quali testimoniano la distruzione e allo stesso tempo la ricostruzione della città.

Sorpresa… perchè non me la ricordavo così bella, bella nei suoi edifici, elegante nei suoi dettagli e orgogliosa della sua rinascita.

Gemona merita una nuova rinascita, quella turistica.

La sua storia deve essere raccontata, i suoi tesori non devono rimanere nascosti, devono essere mostrati e devono essere fruibili dalle persone che la visitano. Con questa serie di articoli cercherò nel mio piccolo di raccontarti Gemona e tutto quello che di bello c’è da vedere.

Prima di iniziare, però, mi sento di ringraziare i volontari che mi hanno caldamente accolto nelle visite all’interno delle attrazioni turistiche e che con enfasi ed entusiasmo hanno saputo raccontare la storia che permane all’interno delle mura dei tesori gemonesi.

Un appunto importante: per sostenere i volontari e i loro progetti puoi fare un’offerta libera all’interno dei vari siti turistici!

Partiamo…

La navata centrale del Duomo di Gemona.

La mia visita è iniziata dal Duomo di Gemona, attualmente la facciata è in restauro e non è visibile. E’ possibile vedere la sua antica bellezza dai reperti storici conservati al Museo della Pieve e del Tesoro del Duomo (di cui ti parlo nel dettaglio nel prossimo articolo) e dalle foto storiche presenti all’interno di una cappella laterale del Duomo.

Nella facciata sono due i dettagli che spiccano sopra gli altri: il Rosone e la statua di San Cristoforo.

Il Rosone centrale è un opera unica, realizzata con un intreccio di giunchi che simulano un prezioso gioco continuo tra archi e colonne e rendono il tutto con una leggerezza unica nel suo genere.

La statua di San Cristoforo è alta sette metri e raffigura il santo protettore dei viandanti, è realizzata in sei blocchi di pietra arenaria.

Nella cappella trovi un pannello che ti racconta in breve la storia della struttura e la particolarità delle colonne interne al Duomo.

Infatti le colonne del Duomo sono visibilmente storte.

Il Duomo è stato gravemente danneggiato dal Terremoto del 1976, che ha raso al suolo tre quarti della struttura, le colonne sono rimaste in piedi e al momento della ristrutturazione si è deciso di mantenere l’equilibrio della struttura inserendo un pilone all’interno di ognuna di esse, in modo tale che siano stabili e solide per sostenere la struttura in futuro.

Per salire sull’abside del Duomo, devi percorrere tutta la navata centrale e fare tre scalini. Sullo scalino più alto dei tre, se aguzzi la vista vedi due conchiglie a spirale mimetizzate dal colore uniforme del marmo. Le sedute lignee che decorano i sedili dell’abside sono delle copie perchè le sculture originali furono saccheggiate appena dopo il terremoto.

In un’altra cappella puoi ammirare un monumento funerario di epoca romana, trasformato in fonte battesimale che ancora oggi viene usato durante le cerimonie.

Nella cappella successiva puoi osservare un crocifisso ligneo che è stato estratto dalle macerie fortemente mutilato, ed è diventato il simbolo della distruzione del terremoto.

Ti colpiscono le vetrate eseguite in epoca moderna dall’artista Schwarzkopf (sono visibili due prove inviate dall’artista a Gemona al secondo piano del Museo della Pieve e del Tesoro del Duomo). Nelle vetrate il colore rosso è dominante e la luce che ne filtra è calda e avvolgente, quasi a riscaldare la pietra immobile e grigia con cui il duomo è costruito.

Il campanile del duomo è alto cinquanta metri circa, è stato distrutto completamente dal terremoto del 1976 e ricostruito interamente.

Panorama visto dalla parte posteriore del Duomo di Gemona.

Giunta qui, ti anticipo che nel prossimo articolo ti porto a sette metri e mezzo sottoterra e quello che ho visto è qualcosa di unico e affascinante, qualcosa di addormentato ma prorompente allo stesso tempo.

La storia va tramandata, va raccontata alle generazioni future, e io ti racconto Gemona esattamente come l’ho vissuta sulla mia pelle. Una visita ricca di spunti, di persone coraggiose, di dettagli inesplorati e paesaggi mozzafiato.

Questo è quello che ho conosciuto e continuerò a raccontarti nella seconda parte di questa tappa, intanto venerdì ti presento un’attività storica di Gemona da cui sono rimasta affascinata.

Ti lascio qui, l’articolo che ti spiega il progetto di Viaggia con Yle e di #condividiFVG.

Ridi, viaggia, vivi!

Ylenia

 

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