VAJONT: UNA VISITA A CUI NON ERO PREPARATA

Questo articolo non vuole raccontare la storia della Diga del Vajont e della tragedia che è accaduta anni fa, voglio raccontarti ciò che ho provato e le sensazioni che devi aspettarti se decidi di visitarla. 

Sono giorni che cerco di scrivere la mia esperienza sulla Diga del Vajont, ma mi sembra di non avere le parole giuste. Anzi, le parole che possano rendere abbastanza giustizia a questa storia.

Erano mesi che volevo visitare la Diga del Vajont e per questo motivo mi sono informata sulla vicenda, ho visto i film e i documentari che raccontano la tragedia (evitabile).

Quando sono arrivata non immaginavo che quella valle fosse così. Non immaginavo nessuna delle sensazioni che avrei provato poco dopo.

A quel punto ho capito. Il Vajont è una visita a cui non ero preparata.

Le informazioni che ho trovato erano tante ed esaustive, ma non ero preparata emotivamente.

Sono scesa dall’auto, e lei era li.

Vajont: memoria di una tragedia.

La Diga era davanti ai miei occhi assieme alle montagne, al sole e all’aria frizzante; percorrendo alcuni metri a piedi mi sono guardata attorno, alla mia sinistra c’è il Monte Toc, davanti la Diga, in lontananza Longarone, a destra il Monte Salta, poco distanti Erto e Casso.

Quello che non avevo ancora compreso era il fatto che la terra che vedevo tra la Diga e il posto dove avevo parcheggiato era la frana caduta quella terribile sera.

Man mano che mi avvicinavo vedevo il Punto Informativo (dove è possibile prenotare la propria visita), lungo una staccionata che delinea il percorso c’erano dei “fazzoletti colorati” appesi.

Quando ho realizzato cosa fossero quei pezzi di stoffa ho sentito il primo pugno allo stomaco, ogni fazzoletto era dedicato ad un bimbo o ad una bimba, una sorta di epigrafe colorata con il loro nome e la loro data di nascita. La data di morte non era scritta, perchè è una data che rimarrà nella storia a lungo.

Un susseguirsi di rossi, azzurri e bianchi…il bianco è il colore dedicato a chi non era ancora nato.

Vajont: un ricordo per dei piccoli angeli.

9 Ottobre 1963. Ore 22.39.

Ho scelto la visita guidata assieme a uno dei Informatori della Memoria della durata di 40 minuti. Tutte le informazioni riguardanti la Fondazione Vajont e gli Informatori della Memoria li puoi trovare qui.

Mi sono fermata assieme al gruppo vicino la Chiesa che si trova vicino all’ingresso della Diga. Mentre ci raccontava gli anni precedenti alla tragedia e tutte la ricostruzione dei fatti accaduti, ho chiuso gli occhi e ho cercato di immaginarmi ogni singola sensazione che le persone che abitavano la Valle potessero provare.

Ansia, paura, timore? Questo non lo posso sapere, ma ti garantisco che quando ti trovi li e riesci a comprendere tutti i risvolti di questa vicenda non riesci ad aprire bocca, lo fai solo per continuare a respirare.

Ho iniziato a camminare verso l’ingresso della Diga, il percorso ti porta a camminare sul coronamento, che oggi è protetto da delle alte grate che permettono di vedere ai lati della passerella l’altezza della costruzione, in lontananza Longarone e il fondo della gola del Vajont senza che sia pericoloso.

Il percorso del Coronamento della Diga

9 ottobre 1963. Ore 22.39.

300 milioni di metri cubi di terra si staccano dal Monte Toc, in un tempo di 40 secondi e a una velocità di 65 km/ora. L’impatto della frana con il lago mette in movimento 48 milioni di cubi d’acqua, dai quali scaturisce un’onda di 80 metri che si diffonde investendo gli insediamenti presenti sulle rive e un’onda di 170 metri che scavalca la Diga e si dirige a valle da un’altezza di 400 metri (dati tratti dal materiale disponibile nel Punto Informazioni).

Causando distruzione e morte.

Si stima che la potenza dell’onda sia superiore alla potenza della bomba atomica che ha investito Hiroshima.

Dopo questi dati mi è stato davvero difficile rimanere concentrata, l’unica cosa che sentivo erano i brividi a fior di pelle che correvano lungo la mia schiena ad ogni passo. 

Quello che fa più impressione quando ti fermi a lassù e sei a metà strada tra le due estremità della passerella, è il silenzio e il senso di vuoto. Mentre il vento, sembra quasi che ti stia dicendo che tu sei vivo mentre qui sono morte migliaia di persone innocenti.

Continuo a cercare di immaginarmi lo scenario di quegli attimi, ma è davvero impossibile. Quello che so è che questa catastrofe poteva essere evitata, so che è giusto raccontare e tenere bene impresso nella nostra memoria cosa è successo quella sera perchè non accada più.

Finita la visita, mi sono girata ancora una volta verso la Diga che, nonostante tutto, non ha subito nessun danno strutturale ma che è stata la causa di una tragedia annunciata.

Tornando indietro mi sono fermata a Erto, mi sono addentrata nelle vie della parte vecchia, gli scorci che vedi meritano delle foto molto caratteristiche, ma, quello che ho provato nuovamente è stato un senso di impotenza, un senso smarrimento e il silenzio di quelle case.

Di nuovo il silenzio. 

Il silenzio mi ha aiutato a mettere assieme le parole di questo articolo, mi ha aiutato a riflettere e a fare tesoro di questa visita, mi ha fatto capire che una persona sensibile come me non era pronta ad essere investita da questo vortice di sensazioni.

A pochi metri di distanza da dove mi trovavo, mi ha colpito la presenza di un papà con sua figlia.

Era inginocchiato accanto a lei e cercava di spiegarle cosa era successo qui, sperava di trovare le parole giuste e semplici per poter far capire alla sua bimba questa tragedia. Quello che è certo è che le parole giuste non esistono, esiste la storia, le testimonianze e le emozioni indescrivibili che si provano nella Valle del Vajont.

9 Ottobre 1963. Ore 22.39.

Ridi, viaggia, vivi!

Ylenia

P.S. Se cerchi una guida di viaggio segui il blog di Sara Daniele – Emotionally (qui trovi il link diretto), ogni giovedì sono ospite con i miei articoli sul Friuli! E se invece ti sei perso l’ultimo articolo lo puoi trovare qui!

28 opinioni riguardo a “VAJONT: UNA VISITA A CUI NON ERO PREPARATA

  1. Anche questa volta la tua sensibilità e innata capacità di espressione hanno reso questo racconto dai toni della “memoria” dei “ricordi sofferenti” un viaggio dal tocco vellutato e rispettoso.
    Grazie Yle.

  2. Qualche tempo fa ho letto dei racconti di quella terribile tragedia e solo così ho avuto i brividi, non riesco a pensare cosa significhi trovarsi lì. Oggi mi fa ancora più impressione perché leggo questo post a pochi giorni dal crollo del Ponte Morandi nella mia città e penso che entrambe queste tragedie sono state create dall’uomo. Capisco le tue emozioni. Un abbraccio.

    1. Un abbraccio a te Monica, credo che siano tragedie annunciate ed evitabili (questo è un mio personale parere). Questo è un luogo di grande effetto, se lo si riesce a guardare con degli occhi sensibili è impossibile non rimanere senza fiato.

      1. I “luoghi della memoria” scatenano emozioni così intese da non riuscire talvolta a tenerle a bada… Non sono mai stata nel Vajont ma ho visitato altri luoghi “tragici” e conosco la sensazione 😔

  3. Ci sono luoghi che trasmettono emozioni alle quali è difficile prepararsi. Immagino che sia stato come quando ho visitato la casa di Anna Frank o un campo di concentramento nazista. So che non è la stessa cosa, ma il dolore, la paura, l’impotenza di fronte alle tragedie che forse di potevano evitare, immagino siano le stesse.

    1. Sono d’accordo con te, tanti innocenti spazzati via in pochi attimi. Una vera tragedia che vale la pena di essere raccontata perchè si possano evitare altri casi come questi in futuro. Avremo imparato la lezione?

  4. Non vivo lontano da queste zone, ci sono stata diverse volte ed è una visita che ogni volta lascia il segno. Ogni volta prima di andare qui in visita riguardo il film che hanno fatto riguardo questa tragedia

    1. Prima di fare la visita mi sono documentata, ho visto il fil e vari altri documentari, però finchè non ti trovi con i piedi sulla diga non capisci la portata di questa tragedia.

  5. Ho avuto modo di vedere un sacco di documentari sulla tragedia del Vajont, davvero impressionante. Credo che un luogo del genere metta letteralmente i brividi. E’ terribile pensare a quante persone hanno perso la vita a causa dell’incuria umana.

  6. Le tue parole mi hanno messo i brividi, bellissime e spaventose allo stesso tempo. Ad essere sincera non conoscevo la tragedia del Vajont, passato l’impatto iniziale sono sicura che mi verrà la (terribile) curiosità di conoscerla meglio.

    1. E’ vero, io non ero nata ma ho sentito parlare più volte della tragedia e mi è sembrato doveroso scrivere un mio contributo per non dimenticare…

    1. Ciao Nicoletta, si è stata una esperienza particolare. Non tanto per quello che vedi, ma per quello che ti immagini che le persone abbiano provato.

  7. Andrò un po’ controcorrente rispetto agli altri, ma, forse perché troppo piccola o forse perché vivo nel mio mondo incantato, non conoscevo la tragedia in questione. Però, leggendo il tuo articolo, ho avuto proprio la sensazione che mi mancasse l’aria. Hai espresso molto bene quella sensazione.

    1. E’ davvero emozionante e hai la sensazione di essere in un luogo sacro. Soprattutto perchè solo un terzo delle vittime sono state ritrovate, le altre riposano li sotto…

  8. Ci sono posti che anche se difficili da vedere, vanno visitati, per rendersi conto di persona. Leggere, ascoltare, vederli alla tv, è diverso, quando sei li ti toccano, ti riempiono gli occhi e il cuore ed è allora che capisci veramente il significato di ciò che hai letto. Pensa che in quei giorni i miei genitori stavano passando di li in Vespa!

    1. Cavolo, credo che la sensazione che si prova ad aver sfiorato la tragedia sia devastante e faccia riflettere sulla fortuna che si ha avuto.

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